Codice: 9788879695329
Marco Moroni
Recanati e Loreto
tra fede, politica ed economia
2023, 170×240 mm,
256 pp., illustrato
€ 18,00
Nel passato ogni comunità sentiva il bisogno non solo di sacralizzare il proprio spazio di vita, ma anche di individuare un luogo carico di trascendenza o dotato di virtù terapeutiche nel quale trovare soccorso e rigenerarsi. Nei secoli del basso Medioevo un legame di questo tipo emerge tra la città di Recanati e la piccola chiesa di Santa Maria de Laureto.
Il rapporto di una comunità con il suo santuario è sempre difficile e complesso. Spesso nascono conflitti giurisdizionali tra la città e il vescovo locale, ma nei santuari che sono oggetto di particolare devozione non mancano i contrasti politici e quelli economici. Quando nel corso del Quattrocento Loreto diviene meta di un crescente flusso devozionale e a ridosso della chiesa nasce un villaggio, ai contrasti tra la città e l’ordinario diocesano si aggiungono i conflitti tra le autorità locali e la Curia romana. Nel Cinquecento Recanati perde progressivamente ogni controllo sul santuario e sul borgo di Loreto. L’atto finale di questo processo si ha nel 1586 quando il papa Sisto V decide di elevare il castello di Loreto al rango di città.
Nel libro, riletti in un’ottica di lungo periodo, i rapporti tra Recanati e Loreto riemergono nella loro articolata complessità: infatti i problemi politici e giurisdizionali si intrecciano con quelli religiosi e devozionali, che a loro volta non possono non avere importanti ricadute economiche. Nel Cinquecento, una volta elevata a cappella pontificia e divenuta il maggiore santuario mariano della cristianità, Loreto assume un peso religioso e simbolico e un’influenza culturale e artistica che la portano ad avere un rilievo europeo. Sono temi che richiederebbero ben altre competenze; qui vengono affrontati con l’obiettivo di far emergere le loro interconnessioni; quelle interconnessioni che spesso sfuggono agli sguardi degli specialismi e che offrono chiavi interpretative in genere poco utilizzate anche dalla storiografia degli ultimi decenni.
Dopo aver richiamato i momenti fondamentali che nel Quattrocento favoriscono l’affermazione del culto alla Santa Casa, vengono indagati l’andamento del fenomeno peregrinatorio e l’evoluzione delle pratiche devozionali; quando il flusso assume dimensioni di massa, per rispondere ai bisogni espressi dai pellegrini occorre provvedere non solo ai servizi religiosi, ma anche ai servizi di accoglienza.
Nella seconda parte del libro ci si sofferma sulla gestione economica del santuario. La grande “macchina” del santuario richiede non solo competenze gestionali, ma anche enormi risorse che inizialmente provengono da donazioni ed elemosine lasciate dai pellegrini, ma che in seguito vengono fornite in gran parte dalle rendite del grande patrimonio fondiario acquisito nel corso del XVI e XVII secolo. I dati relativi al flusso delle offerte lasciate dai fedeli, disponibili per ben quattro secoli, hanno permesso di comprendere i meccanismi di finanziamento interno di un grande santuario, ma hanno offerto anche un rilevante contributo alla storia del comportamento religioso nell’Europa di età moderna.
Il cambiamento della mentalità religiosa che caratterizza il Settecento porta a una riduzione del flusso peregrinatorio, che però conosce una nuova ripresa dopo l’Unità, nell’ambito del rilancio della devozione mariana operato negli ultimi decenni dell’Ottocento dal nascente movimento sociale cattolico. Nel Novecento la rivoluzione dei trasporti ha favorito una crescita del numero dei pellegrini e, con la capillare diffusione dei mezzi di trasporto privati, ha fatto aumentare a dismisura il numero dei visitatori, ma intanto la secolarizzazione in atto nei Paesi industrializzati ha reso sempre più difficile distinguere i pellegrini dai semplici turisti.
Insieme con la trasformazione del pellegrinaggio in turismo religioso, si trasforma anche l’economia locale: il settore più rilevante, accanto al comparto turistico-alberghiero, resta quello relativo alla produzione e alla vendita dei tradizionali oggetti devozionali. Mantenutosi in forme artigianali per vari secoli, questo tipo di attività cresce notevolmente nel Novecento quando, non solo a Loreto ma anche a Recanati e in alcuni Comuni contermini, le maggiori imprese oltre a meccanizzare il processo produttivo danno avvio a una diversificazione merceologica, specializzandosi nella produzione sia di quadri (non solo di soggetto religioso) stampati con lamina d’argento, sia di articoli di bigiotteria e di oggettistica di arredamento. Non si hanno più, dunque, soltanto botteghe artigianali che producono articoli devozionali o souvenir, ma si afferma un vero e proprio polo dell’argento, che mantiene però un rapporto stretto ed evidente con la tradizionale produzione degli oggetti devozionali venduti nella “città-santuario”.
Dopo aver riscoperto l’importanza delle affinità storiche e la ricca eredità lasciata dalle vicende ricostruite in questo libro, negli ultimi anni, oltre a rilanciare il Cammino lauretano con l’obiettivo di trasformarlo in un Itinerario culturale europeo, si sta tentando di valorizzare le ricchezze naturali e storiche integrandole con le molteplici componenti che oggi caratterizzano l’offerta turistica di un territorio. Se non resterà lettera morta, come più volte è accaduto in Italia per altre iniziative analoghe, il protocollo di intesa “per una rete comune tra cultura, enogastronomia e spiritualità”, sottoscritto nel maggio 2022 dai sindaci di Loreto, Recanati e Porto Recanati, può contribuire in modo significativo alla valorizzazione di un’area che è certamente un unicum nelle Marche per la ricchezza del proprio patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.

