Codice: 88-7969-420-0
Aurelio Manzi - Germano Vitelli
Giardini d’aranci sull’Adriatico
L’agrumicoltura nelle Marche
aspetti colturali e artistici
2018, 170×240 mm,
176 pp., illustrato
€ 25,00
Qualche anno fa abbiamo affrontato una stimolante avventura: individuare i segni ancora leggibili della tradizione agrumicola picena dal secolo XIV ai giorni nostri.
Il territorio esaminato si estende lungo la fascia costiera da Porto San Giorgio a San Benedetto del Tronto, comprensorio un tempo ricadente nell’antico Comitato di Fermo, e lungo le limitrofe località medio-collinari e collinari sino a 500 metri di altitudine sul livello del mare.
Particolare attenzione è stata rivolta alle metodiche di coltivazione delle diverse specie e varietà di agrumi. Le molteplici tipologie di “giardini” sono state analizzate, studiate e descritte sia negli aspetti più prettamente agronomici che architettonici, artistici, storici e più in generale demo-antropologici.
Da questi apporti lusinghieri, gradualmente è emerso uno straordinario e insospettato patrimonio culturale, sintesi dell’interazione armonica tra la natura e l’opera dell’uomo, che caratterizza e qualifica il paesaggio della costa picena e delle colline retrostanti. Purtroppo si tratta di un patrimonio abbandonato, in drammatico declino, che rischia di essere cancellato per sempre dalla memoria collettiva.
Nel corso dei secoli, gli agricoltori hanno selezionato varietà locali di aranci, limoni e cedri, meglio adatte alle condizioni climatiche e pedologiche di questo territorio che segna il limite settentrionale della coltivazione degli agrumi in pieno campo sulla costa adriatica. Si tratta di un patrimonio genetico ed agronomico, storico ed economico di grande interesse, oggi fortemente eroso e che rischia di scomparire, comportando un forte impoverimento dell’identità culturale locale.
Questa forte identità agronomica e paesaggistica locale ha influito marcatamente sulle manifestazioni artistiche ed iconografiche, riscontrabili nei dipinti e nelle numerose decorazioni di residenze gentilizie, nelle cartoline di inizio Novecento, in altre produzioni legate alla trasformazione della materia prima, come maioliche, etichette di distillati, manifesti pubblicitari.
Proprio per questo abbiamo sentito il dovere e il piacere di raccogliere in una pubblicazione i risultati dell’indagine condotta con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla opportunità di salvaguardare e valorizzare la nostra tradizione agrumicola.
In questo primo volume sono pubblicati i saggi del botanico Aurelio Manzi, L’agrumicoltura nel Piceno: aspetti agronomici e ambientali e dello storico dell’arte Germano Vitelli, La rappresentazione degli agrumi piceni nell’arte, nella letteratura e nella tradizione popolare.
Nel secondo volume è edito il contributo di Keoma Ambrogio, Giardini d’agrumi sull’Adriatico. Caratteristiche orografiche e architettoniche nell’antico Stato di Fermo.
Dal XV secolo al XX secolo la costa dei comuni dell’antico Stato di Fermo era una piccola costiera amalfitana, tempestata di giardini d’agrumi dove le nobili famiglie fermane producevano arance brusche, portoghesi, limoni, bergamotti, mandarini e ogni altro tipo di agrumi.
I giardini sono insediati principalmente lungo la costa dei comuni che vanno da Porto San Giorgio fino a San Benedetto, con un picco produttivo nell’area di Grottammare e di Cupra Marittima. Questi insediamenti sfruttano i fattori orografici per ottenere la migliore esposizione solare possibile, un’adeguata protezione dagli agenti atmosferici negativi (come i venti freddi da nord) e la presenza di sorgenti sotterranee, così da ottenere la massima resa dall’attività produttiva.
Sulla base delle poche testimonianze materiali residue e dei numerosi documenti archivistici ritrovati, è stato possibile delineare due tipologie di sistemi produttivi: il giardino “a campo” e il giardino “murato”. La prima soluzione è priva di strutture architettoniche di protezione e di organizzazione, mentre la seconda costituisce una vera e propria soluzione architettonica in grado di organizzare razionalmente la coltivazione e gestirne tutte le fasi, compresa la protezione invernale. Quest’ultima struttura è molto assimilabile alle limonaie del lago di Garda che sono infatti messe in stretta relazione con questi esemplari marchigiani.
L’intento della pubblicazione è che la conoscenza di questa particolare realtà colturale e architettonica sia volano per una presa di coscienza del valore storico testimoniale dei giardini d’agrumi, al fine della loro tutela e valorizzazione.

