Codice: 9788879696050
Eleonora Butteri
Ostilio Ricci
(Fermo, 1540c. - Firenze, 1603)
Biografia del Maestro di Galileo
Presentazione di
Filippo Camerota
2025, 170×240 mm,
192 pp., illustrato
€ 25,00
Il matematico Ostilio Ricci è noto agli storici della scienza soprattutto come «il maestro di Galileo», un riconoscimento di grande onore che, tuttavia, non ha mai permesso di mettere adeguatamente a fuoco la sua figura professionale, complice anche la mancata pubblicazione delle sue opere. I manoscritti che ci ha lasciato – a parziale eccezione del testo sull’uso dell’archimetro, chiaramente predisposto per la stampa – sono tutti componimenti funzionali alla sua attività di insegnamento che fu senza dubbio importante e apprezzata ai più alti livelli. Nei registri dell’Università di Bologna, ad esempio, dove raccomandò Galileo per la cattedra di matematica, nel 1587, Ricci è menzionato come «huomo segnalatissimo e provvisionato dal Granduca Francesco di felice memoria». Il suo ruolo alla corte medicea fu di prim’ordine: prima «Matematico del Granduca» Francesco I de’ Medici, poi «Maestro di matematica» dei paggi di corte, poi «Matematico e Architetto del Sereniss. Granduca di Toscana» Ferdinando I. In questi ruoli istruì non solo i paggi del Granduca e il giovane Galileo ma anche le giovani promesse delle Arti del Disegno che frequentavano la celebre Accademia fondata da Cosimo I de’ Medici e la casa-bottega di Bernardo Buontalenti.
Il lavoro di Eleonora Butteri scioglie finalmente alcuni nodi importanti per ricostruire le vicende biografiche e professionali del matematico fermano, colmando molte delle lacune che rendevano piuttosto discontinua la narrazione storica dei primi lavori monografici (Fracassetti, Promis, Vinci) e dei successivi approfondimenti (Settle, Guidone). L’autrice ricostruisce in modo capillare le relazioni parentali nella città di origine e traccia un itinerario che illumina soprattutto la prima affermazione professionale di Ostilio Ricci, dal soggiorno a Città di Castello, dove prese moglie e crebbe i suoi quattro figli, all’insegnamento in una scuola pubblica di Siena, dove acquistò una certa notorietà come maestro di scrittura. Resta ancora da risolvere il nodo della sua formazione matematica, così come l’occasione che lo portò al servizio di Francesco I nel momento in cui l’allontanamento di Egnazio Danti rendeva vacante il ruolo di «Matematico» di corte. Un ruolo importante, quest’ultimo, cui i granduchi medicei affidarono la formazione dei giovani nobili avviati alla carriera militare, nonché quella degli artisti e dei tecnici che contribuirono alla costruzione del nuovo Stato toscano all’indomani dell’annessione del dominio senese. Conclusa la guerra di Siena, Cosimo de’ Medici affidò il consolidamento del potere a un’oculata gestione del territorio, con l’ammodernamento delle cinte murarie delle città ducali, a cominciare dalla capitale, la creazione di una formidabile rete regionale di presidi fortificati, la costruzione di nuovi porti e piazzeforti nel Mediterraneo, come Cosmopoli/Portoferraio, e la fondazione ex novo di città fortificate, come Terra del Sole/Eliopoli nella Romagna toscana. Per attuare questo ambizioso programma politico ed economico, Cosimo I e i suoi successori si circondarono di uomini ‘nuovi’, provvisti delle capacità tecniche, artistiche, scientifiche, amministrative, strategiche ed organizzative adeguate alle nuove esigenze. Alcuni di essi erano conterranei di Ostilio Ricci: Giovanni Battista Belluzzi, detto il Sanmarino, l’urbinate Baldassarre Lanci, Francesco Paciotto, Guidobaldo del Monte. Uomini di ingegno che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura tecnico scientifica sostenuta dal mecenatismo dei Medici.
Ricci ricoprì il suo incarico fino alla morte, nel 1603, venendo sostituito da uno dei suoi allievi più brillanti, Giulio Parigi, il più dotato nelle scienze matematiche tra i discepoli di Buontalenti. In questo ruolo, Parigi fu anche il primo custode della Stanza dell’architettura militare che Ferdinando I de’ Medici fece allestire nella Galleria degli Uffizi, su progetto di Filippo Pigafetta, per conservarvi gli strumenti matematici della ricca collezione paterna, dallo stesso Ferdinando ampliata e arricchita anche di libri e carte geografiche. La stanza, allestita nel 1600 e decorata a grottesche da Giulio Parigi che vi dipinse i più singolari strumenti della collezione, celebrava l’arte della guerra e le scienze matematiche che con Cosimo I erano diventate il presupposto fondamentale della nuova professione del soldato. Il ruolo di Ostilio Ricci in questo progetto non è documentato ma in qualità di «Matematico e Architetto» del Granduca è molto probabile che egli abbia supervisionato almeno il lavoro di Giulio Parigi nei cui manoscritti si individuano chiaramente le tracce del suo insegnamento; tracce evidenti anche nelle opere di Giorgio Vasari il Giovane, e nei componimenti ad uso didattico di Galileo il cui trattato sulle fortificazioni, scritto per i suoi studenti dello Studio di Padova, mostra notevoli analogie con l’analogo componimento di Ostilio Ricci. Sull’esempio del maestro, Giulio Parigi aprì a sua volta una scuola per l’insegnamento delle matematiche ai giovani artisti, una sorta di “accademia”, come la definì Filippo Baldinucci, situata nei pressi della casa di Buontalenti, in via Maggio. Qui studiavano anche i giovani di casa Medici e della nobiltà fiorentina che venivano introdotti non solo alla geometria euclidea ma anche alla meccanica, alla prospettiva, all’architettura civile e militare, a tutte quelle discipline tecniche e artistiche che necessitavano di un supporto matematico. E non fu un caso isolato, perché negli anni successivi l’insegnamento delle matematiche all’Accademia del Disegno fu spesso affidato proprio agli artisti, o agli architetti, quali Baccio del Bianco, Bernardino Ciurini e Giovanni Coccapani. Si tratta di una tradizione che rispondeva certamente al disegno programmatico del mecenatismo mediceo, ma che non avrebbe mai potuto consolidarsi senza quella forte interazione tra le arti, le tecniche e le scienze che uomini capaci come il «maestro di Galileo» furono in grado ci costruire.
Filippo Camerota
Direttore scientifico
Museo Galileo di Firenze

