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Codice: 8879694634

Il Santuario dell’Ambro

devozione, storia, arte, restauro

 

a cura di

Stefano Papetti

 

 

2020, 240×300 mm,

192 pp., illustrato, cartonato con sovraccoperta

€ 35,00

 

 

Questo volume racconta un progetto, promosso dalla Cassa di Risparmio di Fermo, che ha coinvolto tanti attori che, tutti da protagonisti, hanno reso possibile realizzare un’importante opera di restauro.

Il progetto ha restituito in brevissimo tempo un’importante struttura artistica, sita nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, che per secoli ha svolto una funzione di attrazione per intere generazioni, e che è stata resa inagibile dal terremoto del 2016.

Un’esperienza coinvolgente, non semplice e per alcuni aspetti esemplare, che merita di essere raccontata.

Questa pubblicazione è stata scritta a più mani dai protagonisti stessi che, a vario titolo, hanno contribuito alla conoscenza, allo studio e al restauro di un bene culturale così importante.

Nell’agosto 2016 iniziava a manifestarsi un terribile sisma che con scosse successive paralizzava molte attività e metteva in dubbio la possibilità di sopravvivenza di porzioni significative di territorio, soprattutto quelle più colpite e più vicine all’epicentro.

Ci siamo subito interrogati su quale potesse essere l’intervento simbolico che la nostra banca potesse mettere in atto per dimostrare la vicinanza a popolazioni così duramente colpite, un intervento capace di dare speranza e dimostrare che era possibile continuare a vivere in questi luoghi, magari ripartendo proprio dall’epicentro del terremoto.

Mentre le scosse ancora continuavano a martoriare il nostro territorio, abbiamo deciso di riversare le risorse pensate per le celebrazioni dell’anniversario della Cassa di Risparmio, in un intervento concreto che consentisse di ripartire in tempi certi e brevi.

Abbiamo scelto un luogo simbolo per tutte le Marche e in particolare per le Province di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata e Ancona: il santuario della Madonna dell’Ambro, che è il più antico delle Marche e il più visitato dopo quello di Loreto, meta per secoli di pellegrinaggi di intere generazioni.

Situato nell’alta valle del Tenna, tra il monte Priora e il monte Castel Manardo, è un luogo prezioso di fede, arte e bellezze naturali, ubicato in una incantevole valle incontaminata a 683 m slm nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

La fondazione della chiesa risale al 1073 e l’edificio sacro in questi dieci secoli di storia ha subito molti interventi e trasformazioni.

Il convento, addossato alla chiesa, è stato realizzato da un cittadino di Montefortino, che aveva fatto fortuna portando nella capitale un’industria legata al latte e suoi derivati (dando origine ad una generazione di gelatai marchigiani a Roma). Antonio Serafini ha donato alla comunità dei frati il “conventino” per facilitare l’accoglienza dei molti pellegrini che da secoli confluivano al santuario.

Le lapidi nella chiesa ricordano quanto sia stata frequentata nei vari periodi.

Tra di esse spicca quella che i soldati polacchi della 3ª Divisione Carpatica, componenti l’esercito alleato, alla fine della seconda guerra mondiale, posero, il 7 luglio 1946, a ricordo della frequentazione del santuario. 

I testi di questo volume descrivono i lavori di restauro eseguiti dal marzo al dicembre 2018 e ne forniscono una lettura approfondita, per alcuni versi inedita, anche attraverso le immagini frutto di una accurata campagna fotografica e di una ricerca iconografica che ha fatto emergere delle fotografie d’epoca fino ad oggi sconosciute.

Delle opere d’arte di cui è ricco il santuario se ne parla diffusamente nel libro. Tutta la chiesa è la risultante di interventi di artisti che si sono stratificati nei secoli.

Il ciclo pittorico di Bonfini, le opere di Malpiedi, di Giosafatti, di Fortunato Duranti e di Virgilio Parodi erano già da tempo conosciute ma i tanti “minori” che hanno contribuito a rendere più bella ed accogliente la chiesa, nella sua secolare storia, usualmente non vengono menzionati.

Per dare giusto merito anche a loro, in una rendicontazione di una opera che si è potuta realizzare grazie al contributo di tanti, cito solamente un decoratore, l’ultimo in ordine di tempo, il fermano Armando Moreschini, che è intervenuto negli anni Cinquanta del Novecento nella volta sulle immagini bibliche-mariane che sono: un’alba con stella, una porta aperta, un’alba luminosa, una torre robusta, un mare con arcobaleno, una nave con casa, un orto recintato, una colomba sopra l’acqua, un albero fiorito, una porta chiusa, le due tavole della legge, una lampada ad olio accesa, un fuoco ardente, un giglio fiorito, una sorgente che sgorga dalla roccia e una rosa fiorita.

 

Dopo appena due anni dal terribile sisma, il 25 dicembre 2018 il santuario è stato riaperto alla presenza di un grande numero di fedeli e visitatori.


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