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Codice: 8879693328

Sine quibus

L’uso delle erbe officinali

negli antichi vasi da farmacia

 

a cura di

Maria Antonietta Crisanti e Nadir Stringa

 

 

2014, 240×300 mm,

152 pp., illustrato

€ 20,00

 

 

Questo studio intende prendere in esame una parte della vasta e importante collezione di vasi di farmacia di proprietà della famiglia Manardi, del dottor Cesare Dall’Osso di Fermo e del Museo del Santuario di Tolentino. Alla prof.ssa Maria Rita Felici, collezionista lei stessa, va il merito di aver suggerito l’idea di descrivere nei dettagli le preparazioni dei farmaci, indicati da scritte riportate su questi antichi oggetti, testimoni di un sapere lontano nel tempo, ma valido, in parte, ancora oggi.

I vasi infatti, al di là del loro indubbio valore estetico, possiedono una forte valenza culturale in quanto ci consentono di percorrere a ritroso quella che è stata una vera e propria arte della cura, un misto di scienza, applicazioni pratiche e superstizioni.

Organizzare, impostare e realizzare questo progetto è risultato piuttosto impegnativo, ma l’entusiasmo iniziale ci ha consentito di affrontare un percorso lungo e complesso che, una volta concluso, può validamente rappresentare un originale contributo alla diffusione della conoscenza dell’antica farmacopea. Tale contributo è stato reso più significativo dalla fattiva partecipazione della classe 5° M del corso Brocca del Liceo Scientifico «T. Calzecchi Onesti» di Fermo, ritenuta idonea ad affrontare simile piano culturale e didattico, sia in virtù della specificità del corso di studi sperimentale sia grazie alle individuali doti di vivacità e curiosità intellettuale.

Il progetto si è sviluppato nei due anni scolastici 2011-12 e 2012-13. Nel primo anno è stata effettuata una pianificazione del lavoro e del materiale necessario ed infine si è iniziata la ricerca bibliografica degli antidotari, antiche raccolte di ricette, dei veri e propri manuali di terapia. Durante il secondo anno è stata completata la ricerca delle preparazioni in varie biblioteche (della zona e non solo), nei libri antichi digitalizzati. Sono stati quindi eseguiti i disegni, realizzate le schede e selezionate le foto delle varie piante officinali.

Gli obiettivi che ci siamo prefissi di raggiungere sono stati i seguenti:

•  perseguire il rigore scientifico nel metodo di ricerca;

•  verificare la relazione tra i principi attivi presenti nei vegetali e i loro effetti sull’organismo;

•  ripercorrere la storia della fitoterapia e della sua evoluzione attraverso i secoli;

•  comprendere come ancora oggi moltissimi farmaci provengono dal mondo vegetale anche se affiancati da prodotti di sintesi o trasformati chimicamente. Gli Assiro-Babilonesi già nel 2000 a. C. conoscevano le proprietà analgesiche della canapa indiana. L’uso della corteccia del salice come analgesico e antipiretico risale ai tempi di Ippocrate; la sostanza attiva è l’acido salicilico che però provocava irritazioni allo stomaco, quindi è stato trasformato chimicamente in acido acetilsalicilico;

•  capire l’evoluzione della lingua italiana. I testi consultati sono scritti in volgare e tanti vocaboli oggi considerati desueti o dialettali, a volte anche divertenti, li ritroviamo nelle farmacopee più antiche;

•  saper osservare. Sono stati eseguiti 29 disegni di specie vegetali. L’esecuzione di questi disegni richiede, oltre ad abilità manuali, anche un’osservazione attenta ai particolari per poi doverli riprodurre.

Il lavoro è iniziato con la scelta dei vasi, dapprima circa trenta, poi, a lavoro concluso, cinquantaquattro. Tutti in ceramica, di varia forma – come bottiglie, orcioli, albarelli – decorati con motivi ornamentali, recano la scritta sintetica del contenuto. Nella scelta abbiamo privilegiato quelli che recavano nell’iscrizione medicamenti a base di sostanze di origine vegetale.

La descrizione delle caratteristiche dei vasi e delle decorazioni è stata curata dal dott. Nadir Stringa di Vicenza, storico della ceramica, esperto e appassionato di vasi di farmacia, che, illustrando agli alunni l’evoluzione dell’arte fittile nei secoli, è riuscito a catturare il loro interesse e ad appassionarli all’argomento.

Al prof. Fabio Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche va il nostro vivo ringraziamento, per il controllo e la ricostruzione della nomenclatura scientifica, per averci costantemente seguiti e consigliati durante l’intero percorso di questa nostra lunga ricerca.

La prof.ssa Maria Laura Cingolani, già docente nella stessa Università, grazie alla sua competenza in farmacologia ci ha saputo fornire preziosi consigli.

A conclusione di questo lavoro possiamo affermare che alcuni degli obiettivi prefissati sono stati pienamente raggiunti, ma il risultato più significativo è stato nel modo diverso di insegnare e di apprendere con il quale gli studenti sono stati coinvolti e interessati a diventare soggetti attivi.


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