Codice: 9788879694957
Fabio Mariano
Paesaggi d’architettura
con brevi note storiche
sulla fotografia d’architettura
2022, 240×310 mm,
674 pp., illustrato
€ 50,00
Questo volume raccoglie circa mezzo secolo di fotografie di architettura, da me realizzate fra il 1970 ed il 2020.
Quasi per caso, fra il 1968 ed il 1969, mi ritrovai al centro delle manifestazioni di quel periodo turbolento, con la mia prima reflex in mano: una robusta Nikkormat FTN con un Nikkor 2/35 mm. Prima a Valle Giulia sulle scalinate della Facoltà di Architettura come liceale, l’anno dopo sulle stesse scalinate ma come studente architetto. Allora eravamo tutti convinti che la rivoluzione in corso fosse politica, ma ci sbagliavamo: per noi la rivoluzione sarebbe stata fondamentalmente un fenomeno di costume. La rivoluzione, quella politica, non era per noi, bensì per gli operai che avevano da poco ricevuto un importante riconoscimento sindacale da Gino Giugni: lo Statuto dei Lavoratori (L. 20/05/1970, n. 300) che portava l’Italia in Europa, su incarico ricevuto dal Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini: due legislatori socialisti cui l’Italia deve molto.
Quegli erano anni in cui il clima civico ti imponeva quasi di uscire e fotografare il “sociale”: manifestazioni, cortei, fabbriche bellissime, operai bellissimi… ancora in posa spontaneamente ed incredibilmente neorealista: lo sguardo fiero, col basco in testa e le maniche della tuta rimboccate sugli avambracci provocatoriamente incrociati… all’Alfa di Arese.
In due anni avevo potuto così arrotondare il presalario universitario vendendo fotografie alle riviste sindacali (una volta mi riuscì persino all’Espresso tabloid di Scalfari). Ebbi poi la fortuna di frequentare la vivace galleria “La Bottega dell’Immagine” diretta dal simpaticissimo ed arguto toscanaccio di Lastra a Signa: Wladimiro Settimelli, a Roma in Via Santo Stefano del Cacco dove ebbi l’opportunità di far vedere le mie foto a Giuseppe Turroni e di conoscere personaggi del calibro di Piero Berengo Gardin e di Caio Mario Garrubba. Ma purtroppo allora il mio album con circa quattrocentocinquanta negativi in bianco/nero con foto e ritratti di fabbrica andò irrimediabilmente perduto in un trasloco. Ne soffrii e ne soffro molto ancora oggi, e da allora mi rivolsi ad altri soggetti, anche perché quel magico momento storico stava oramai svanendo.
Ma io ero anche sempre più coinvolto con la professione, la ricerca e la didattica universitaria, e dimenticai pian piano il gusto sottile e perverso del ritratto di persone e cominciai a ritrovarlo, invece, nell’eseguire ritratti alle architetture, soggetti sui quali iniziavo anche a scrivere con l’ambizione di interpretarli. Da allora non ho più smesso e credo di aver superato oramai le oltre duecento pubblicazioni di architettura illustrate con mie foto.
Non è completamente vero, d’altronde, che la foto di architettura senza la figura umana escluda l’uomo, l’architettura ne è invece la sicura testimonianza, anche perché ne è di fatto il prodotto. Gli esseri umani sono solo abitanti dell’architettura che, da sé, è in grado di raccontare qualcosa, spesso anche oltre le intenzioni stesse del suo progettista, basta saperle leggere e talvolta anche tentare di svelarle attraverso le loro stesse immagini.
Per questa sfida, inseguita in molte parti del mondo, passati cinquant’anni ho deciso che forse era venuta l’ora di pubblicarne una selezione, tanto per rinfrescarmi la memoria e tentare forse un bilancio di questa ricerca.
Anche se, va da sé, l’architettura vada fruita percorrendola nello spazio-tempo, rimane un fatto che oggi sempre più la si conosca soprattutto attraverso l’immagine fotografica su carta stampata o on-line, influenzandone così la valutazione e la critica disciplinare. Ne deriva di conseguenza la responsabilità del gesto stesso di fotografarla da parte del fotografo che vi si cimenta, che dovrebbe essere cosciente di comunicare con un lessico che va considerato comunque specifico.
Su questo volume, programmaticamente, ci sono immagini di molti territori e di molte architetture, ma non delle Marche, la bella regione cui pure ho dedicato gran parte dei miei studi ed a cui spero di poter offrire appunto un prossimo volume monografico.
Nonostante la sua prematura scomparsa la figura professionale ed intellettuale di Gabriele Basilico, architetto e fotografo, è stata ed è ancora per me un punto di riferimento, per le sue opere e per il suo metodo di lavoro; chiudo quindi richiamando con le sue parole uno dei punti fermi del suo pensiero di fotografo d’architettura e di paesaggio, che considero particolarmente significativo: «Capii allora un principio che resta fondamentale per il mio lavoro ancora oggi: con la fotografia non puoi migliorare il mondo, ma puoi fare una cosa preliminare e necessaria: misurarlo. Prendere le misure dei luoghi da noi creati è molto più urgente che giudicarli».
Fabio Mariano
Fabio Mariano (Roma 1949 - Ancona 2023), Architetto, già Ordinario di Restauro Architettonico presso l’Università Politecnica delle Marche dove ha svolto attività didattica e di ricerca dal 1975 al 2020. Membro di varie Accademie ed Associazioni culturali, curatore e relatore in numerosi convegni nazionali ed internazionali; membro di numerosi Comitati Scientifici di Riviste disciplinari; membro Onorario dell’Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti; della Deputazione di Storia Patria per le Marche, ecc.; già Responsabile per le Marche dell’Atlante del Barocco in Italia (Accademia dei Lincei); già Membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona (2009-2014);
Già Vicepresidente del Consiglio Scientifico Nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli e della Sezione Marche per cui ha fondato e dirige dal 1997 la rivista «Castella Marchiae».
Responsabile scientifico della Proposta di candidatura ufficiale del Complesso del Santuario di Loreto alla lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (2012-17). Vincitore del Premio Internazionale Salimbeni 1987 per la Storia e la Critica d’Arte (con Federico Zeri) con la monografia sul Palazzo della Signoria di Jesi, e successive Menzioni d’onore nel 1991 (con Pietro Zampetti) e nel 2005 (con Carlo Bertelli); vincitore del Premio Frontino-Montefeltro 1997 (con Carlo Bo); vincitore del I Premio al Concorso Nazionale di Architettura del Paesaggio «Pietro Porcinai» (Migliore opera paesaggistica realizzata in Italia nel biennio 1999-2000: con il Restauro e ristrutturazione dei Giardini Diaz a Macerata). Insignito del Premio «Benemerito per la Storia delle Marche» (2008). Membro del Comitato Scientifico del Premio Marche, Biennale d’Arte Contemporanea (dal 2018).
Con le sue oltre 220 pubblicazioni scientifiche ha delineato e promosso la conoscenza, la valorizzazione e la tutela dell’architettura storica, specialmente delle Marche.
Ha svolto attività professionale e di consulenza in particolare nel settore del Restauro e della Conservazione di significativi edifici monumentali, dell’arredo urbano di piazza storiche e dell’allestimento di musei e mostre nazionali.

