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Codice: 9788879693721

Fabio Mariano - Andrea A. Giuliano

 

Il Castello d’Aquino

a Rocchetta Sant’Antonio

tra storia e restauro

 

 

2016, 210×300 mm,

88 pp., illustrato

€ 24,00

 

 

Seppur piccolo il paese ha una sua antica storia documentata nell’ambito delle trasformazioni politiche di questi territori dal medioevo alla diluizione del Regno di Napoli. Dall’evoluzione stessa dei suoi toponimi – dalla antica Rocca di Sant’Antimo, attorno alla quale si era sviluppato il nucleo urbano originario, a Rocchetta Sant’Antonio – si può rileggere la storia del paese almeno a partire almeno dall’XI secolo.

A partire dai primi anni del XVI secolo questa storia si è legata strettamente alla presenza del Castello, voluto da Ladislao II d’Aquino nel 1507.

Non si può affermare che il Castello d’Aquino sia una fortificazione sco-nosciuta; la sua particolare conformazione planimetrica a base triangolare con tre bastioni di forma a mandorla o, se vogliamo, a bec d’éperon (a becco di sperone) – in quanto l’origine della forma si deve ai castelli francesi dei secoli XI e XII – ha sempre colpito gli studiosi di architettura militare, ed in particolare per la sua assonanza formale con le opere fortificate del più grande architetto e trattatista militare del Rinascimento nella seconda metà del XV secolo, cioè il senese Francesco di Giorgio Martini.

L’importanza del personaggio, commissionato dalle più importanti corti e signorie dell’epoca – e particolarmente per noi dalla corte aragonese di Napoli – è testimoniata anche dal seguito operativo che ebbero le sue opere originali ed aggiornate ai nuovi criteri ossidionali resisi indispensabili col perfezionamento tecnologico delle armi da fuoco e dell’uso della polvere da sparo, sempre più devastante e temuto.

Un seguito di epigoni architetti ed ingegneri militari impegnati nella fortificazione del Regno sotto il costante pericolo del nemico musulmano. Fra questi, tra i quali si ricorda in particolare il fiorentino Antonio Marchesi da Settignano, andrebbe ricercato l’autore o quantomeno il realizzatore del Castello d’Aquino sul modello sperimentato e diffuso da Francesco di Giorgio.


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