Codice: 9788879696296
«Marca/Marche», 25 (2025)
Scrivere la storia.
Studiosi, Università, Rivista nel Novecento
a cura di
Francesco Pirani
2025, 170×240 mm,
234 pp., illustrato
€ 20,00
Hanno collaborato a questo numero:
Ercole Sori, Alberto Caracciolo, il sasso nello stagno
Marco Moroni, Sergio Anselmi, le Marche e la Storia come impegno civile
Carlo Vernelli - Maria Ciotti, Renzo Paci: la ricerca storica e l’impegno politico di un intellettuale “non organico”
Michele Millozzi, Raffaele Molinelli, ovvero la contemporaneità della storia
Luca Andreoni, Un marchigiano inquieto: Ruggiero Romano fra storia locale e storia globale
Francesca Bartolacci, I primi trent’anni di insegnamento della Storia medievale all’Università di Macerata: crocevia di influssi
Andrea Livi, Per una rassegna delle pubblicazioni periodiche di storia
Riletture - Sergio Anselmi - Renzo Paci - Ercole Sori, Il contributo di Alberto Caracciolo alla storiografia delle Marche
Ricerche - Carlo Cipolletti, Aspetti della committenza artistica a Fermo durante la signoria di Ludovico Migliorati
Gabriele Metelli, I mercanti marchigiani alla fiera di Foligno nella prima età moderna
Matteo Pacella, Alla scoperta di un prezioso testo dimenticato: il Manuale de’ giardinieri di Agostino Mandirola
Pierluigi Vitellozzi, La costruzione e l’inaugurazione del Teatro dell’Iride di Petritoli (1869-1875)
Alfredo Luzi, Elio Vittorini e Luigi Crocenzi. Dal Politecnico a Conversazione in Sicilia. Un’amicizia difficile
Marco Moroni, Povertà, assistenza, Welfare: le politiche sociali nelle Marche
La sezione monografica di questo numero è dedicata a restituire il profilo culturale di alcuni fra i principali studiosi marchigiani nel campo della ricerca storica durante la seconda metà del Novecento. L’idea di riservare uno spazio precipuo agli storici, alle loro passioni, al loro impegno civile, ai loro percorsi professionali, deriva dalla convinzione che la conoscenza del passato assume determinate forme e interpretazioni non soltanto muovendo dalle istanze del presente, ma anche dalle prospettive e categorie – tanto culturali, quanto di metodo e, perché no, anche ideologiche – attraverso le quali si osserva quel passato, talora lontano nel tempo. Le fonti storiche sono mute, come ha insegnato Marc Bloch, finché non c’è qualcuno capace di interrogarle e di porre loro domande dense di significato. Ma anche e soprattutto domande nuove. È infatti su questo elemento di discontinuità rispetto alla tradizione, che si è orientata la scelta dei profili da proporre in questa sezione. È bene dirlo con chiarezza: i nomi degli storici qui proposti all’analisi – Alberto Caracciolo, Sergio Anselmi, Renzo Paci, Raffaele Molinelli, Ruggiero Romano – non intendono costruire un canone della storiografia marchigiana, né escludere molte altre figure di intellettuali che avrebbero potuto meritare uno spazio di riflessione.
La scelta è stata orientata da alcuni criteri: l’omogeneità generazionale, il costante impegno nell’insegnamento della storia – talora con un tirocinio nelle scuole secondarie e poi in campo universitario –, una spiccata sensibilità civile – tradotta in alcuni casi in un impegno e una militanza politica –, ma soprattutto la capacità di cogliere i fermenti più vivaci della storiografia europea – tanto della “Scuola delle Annales”, quanto della local history inglese – per innestarli in modo fecondo nel campo degli studi storici marchigiani e adriatici. La traiettoria dell’innovativa rivista «Quaderni storici delle Marche», che dal 1970 espande i suoi orizzonti per assumere il titolo più ampio di «Quaderni storici», appare emblematica di questo innesto: non è un caso che quasi tutti i saggi di questa sezione attraversino le vicende del periodico in modo complementare. Se volessimo pertanto ridurre percorsi complessi e ricchi di implicazioni metodologiche – come quelle tracciati dei testi qui riuniti – a una sintesi grossolana, potremmo dire che tutti gli studiosi considerati hanno contribuire a fare una storia à part entière di spazi territoriali definiti, disancorandola da un angusto localismo e aprendola a una dimensione europea.

