Codice: 9788879693820
«Marca/Marche», 7 (2016)
Agricoltura e aziende agrarie.
Poderi, rendimenti, mercato, innovazione nelle Marche in età moderna e contemporanea
a cura di
Luca Andreoni e Marco Moroni
2016, 170x240 mm,
304 pp., illustrato
€ 18,00
Hanno collaborato a questo numero:
Carlo Verducci, La lunga stagione della mezzadria. La tenuta della badìa di San Claudio al Chienti
Massimo Corvatta, L’azienda agraria dell’Ospedale di Santa Maria della Carità di Fermo tra XVII e XIX secolo
Marco Moroni, Mezzadria, mercato e redditività nei beni fondiari della Santa Casa di Loreto
Luigi Rossi, La Cooperativa Produttori Ortaggi e Frutta di Pedaso
Alessandro Garino, L’azienda agricola De Vecchis e l’economia della Val d’Aso tra Otto e Novecento
Luca Andreoni, Campagne e mezzadria: dibattiti e prospettive di ricerca
Riletture - Giuliana Biagioli, Storie di aziende agrarie
Ricerche - Luigi Girolami, I pellegrinaggi medievali nei documenti ascolani
Giacomo Maranesi, Alle origini del monastero di Santa Chiara di Fermo. Appunti sugli antefatti e sulla fondazione tra fonti archivistiche e nuove interpretazioni
Vera Nigrisoli Wärnhjelm - Fabiola Zurlini, Noterella di precisazione biografica su Cesare Macchiati, protomedico di Cristina di Svezia
Augusto Ciuffetti, Il Museo storico del territorio e il Museo della civiltà contadina “Silvio Centioni” di Pievebovigliana (Macerata): la conservazione e la ricerca
Discussioni - Laura Ciotti, Picenus viator. Pellegrinaggi di ieri e di oggi
Pietro Marcolini, Il Distretto Culturale Evoluto nelle Marche. Note sulla politica regionale
Massimo Cortese, Due politici marchigiani: Alfredo Trifogli e Bartolo Ciccardini
Sul terremoto - Marco Moroni, Storia sismica, catastrofi e paesi. Dopo il terremoto del 2016
Daniele Salvi, I vent’anni del progetto Appennino Parco d’Europa (APE)
Daniele Salvi, L’Appennino dopo il terremoto: prove tecniche di rinascita
Paolo Coppari, Un progetto nei paesi del sisma
Tornare alla storia delle società rurali? Tornare a studiare le aziende agrarie? Intrecciare microstoria e macrostoria? C’è qualcosa di tutto questo nei saggi qui pubblicati. A prima vista può sembrare la riproposizione, seppure in forme nuove, di un tipo di studi ormai datato. A vedere bene, questa impressione è vera solo in parte. Radicalmente differente è il contesto culturale e storiografico, in Europa e anche in Italia, in cui questo genere di lavori vede la luce. Così come differenti sono le prospettive da cui si guarda alla questione e in parte le domande che vengono formulate. A fronte di un passato glorioso e di una robusta tradizione di studi sull’età moderna (inferiore per l’età contemporanea), nuovi e vecchi interrogativi spingono a rivolgere lo sguardo ai meccanismi di funzionamento delle campagne. Si prendano i tre esempi seguenti, tra i molti possibili che hanno una relazione più o meno mediata con lo studio delle aziende agrarie.
Il primo è il classico problema della produzione e del suo rovescio, la scarsità. Le analisi sulle rese, le produttività, le colture, i meccanismi di accesso al mercato sono al centro di una florida stagione di ricerche. I percorsi per raggiungere standard produttivi elevati sono assai più vari di quelli indicati dalla storiografia tradizionale. In particolare, le ricostruzioni dei difensori a oltranza della precocità e della irreversibile novità (della superiorità?) delle esperienze agrarie nordeuropee, nell’approdo a un sistema di produzione capitalista, mostrano qualche crepa. Lo sviluppo dell’agricoltura europea, infatti, appare respirare secondo ritmi molto differenti da luogo e luogo. Esperienze innovative, anche circoscritte, studiate di recente, contribuiscono a complicare il quadro delle conoscenze esistenti. Al di fuori di automatismi preconfezionati e di presunti modelli esclusivi di spiegazione della crescita economica, tali ricerche spingono a guardare di nuovo, con nuovi strumenti e con domande rinnovate, alle tessere minime di studio della realtà agricola, come possono essere considerate, appunto, le aziende agrarie e, ancor più, le piccole proprietà rurali.
L’analisi delle prestazioni economiche delle campagne europee si è avvalsa negli ultimi anni di un crescente numero di tentativi di valutazione dei risultati produttivi, al fine di comprendere meglio quantità e dinamiche nel periodo che conduce all’affermazione dello sviluppo economico moderno. Il riferimento è, in particolare ma non in via esclusiva, al sempre maggiore utilizzo della TFP (produttività totale dei fattori, o se si preferisce Total Factor Productivity). Questa tendenza generale sovente comporta un superamento dei tradizionali calcoli delle rese fisiche, privilegiando invece la relazione fra la produttività di tutti i fattori, dunque introducendo anche le quantificazioni monetarie. L’adozione di queste metodologie, almeno per l’età moderna, non ha tuttavia riscosso l’unanimità dei consensi, in ragione dei non pochi ostacoli di ordine documentario e metodologico. La dettagliata analisi condotta recentemente da Gérard Béaur su questo armamentario metodologico costituisce un punto imprescindibile di partenza per chiunque si occupi dell’Ancien régime, e non solo. Rimanendo su un versante di approfondimento più tradizionale, ma non meno legittimo e valido, la questione delle rese fisiche e della produttività, così come dei caratteri colturali, viene affrontata in diversi punti e con diverse modalità nei saggi che qui vedono la luce: si tratta dei lavori di Carlo Verducci sulle terre della mensa vescovile di Fermo, Massimo Corvatta sull’azienda agraria dell’Ospedale di Santa Maria della Carità della stessa città, Marco Moroni sulle terre della Santa Casa di Loreto, Luigi Rossi sulla Cooperativa dei produttori di ortaggi e frutta di Pedaso, e Alessandro Garino sull’azienda De Vecchis nella Val d’Aso.

