Codice: 9788879693608
«Marca/Marche», 5 (2015)
L’Adriatico:
le origini di una macroregione europea
2015, 170x240 mm,
248 pp., illustrato
€ 18,00
Hanno collaborato a questo numero:
Marco Moroni, L’Adriatico e la sua storia in venti parole chiave
Maria Lucia De Nicolò, La comunità dei pescatori nelle Marche di età moderna. Origini e mutamenti
Marco Moroni, Pirati, corsari e schiavi nell’Adriatico di età moderna
Luigi Girolami, Fortificazioni, galere e remiganti della bassa Marca contro i pericoli del mare
Roberto Giulianelli, Porti e cantieri navali nelle Marche dall’età moderna al XX secolo
Giorgio Cingolani, Appunti per una storia del turismo in Adriatico
Riletture - Sergio Anselmi, Adriatico: omogeneità culturali e differenze nel lungo periodo
Ricerche - Modesto Cacciurri, Antonio da Montolmo (1330 ca. - 1396 ca.), docente di astrologia giudiziaria e medicina pratica
Bruno Egidi, La «Pianta Dimostrativa Topografica» della Via Lauretana di Giovanni Battista Agustoni (sec. XVIII)
Giuseppe Santoni, Il terremoto del 1741 nel Commissariato di Tomba
Alfredo Luzi, Joyce Lussu e la Prima guerra mondiale. Per una rilettura del romanzo Sherlock Holmes, Anarchici e siluri
Annalisa Cegna, L’internamento civile fascista in provincia di Macerata
Maria Teresa Idone - Paolo Santarelli - Massimo Sargolini, Cammini Lauretani e paesaggi contemporanei
Giancarlo Galeazzi, Franco Rodano, filosofo della laicità tra storia e cronaca
Al termine della seconda guerra mondiale, quando per effetto degli accordi di Yalta il mondo e l’Europa si dividono in due “blocchi”, lungo l’Adriatico passava la cosiddetta “cortina di ferro” che divideva l’Europa occidentale, filoamericana e aderente alla Nato, da quella orientale, controllata dall’Unione sovietica. Una divisione meno netta ma ugualmente profonda era emersa dopo la prima guerra mondiale quando, con la nascita della Jugoslavia, gran parte della Dalmazia veneta era entrata a far parte del nuovo stato.
Per gli uomini del Novecento, quindi, l’Adriatico è stato una linea di confine e un elemento di divisione. Ma non è sempre stato così; come è accaduto per il Mediterraneo, nella sua storia millenaria l’Adriatico è stato piuttosto un mare di scambi: luogo dell’incontro fra economie, fra culture, fra popoli.
D’altra parte fino all’Ottocento era più facile e più sicuro solcare i mari che superare le montagne. E l’Adriatico, viste le sue modeste dimensioni, con il vento favorevole poteva essere attraversato in poche ore. Non meraviglia perciò che l’Adriatico sia stato definito un piccolo Mediterraneo o, con una immagine di grande fascino, sia stato paragonato da Fernand Braudel a una pianura liquida circondata da monti (ovviamente monti popolosi e abitati da popolazioni colte e urbanizzate, oltre che portatrici di una grande civiltà).
Nel nostro modo di pensare, tutto dominato dalla centralità dell’economia, per un mare come l’Adriatico il dato davvero caratterizzante non può che stare nello scambio di beni e servizi. Ma, in un approccio non economicistico, centrali diventano invece altri scambi, in particolare quelli culturali, nel senso più ampio di questo termine: artistici, tecnologici, linguistici, religiosi, oltre che simbolici.

