Codice:
«Marca/Marche», 2 (2014)
Ecclesiastici francesi esuli
negli anni della Rivoluzione
2014, 170x240 mm,
296 pp., illustrato
€ 15,00
Hanno collaborato a questo numero:
Floriano Grimaldi, Gli ecclesiastici francesi esuli nella Marca negli anni della Rivoluzione
Luigi Rossi, Preti francesi nella diocesi di Fermo durante la Rivoluzione
Elisabetta Staffolani, Il clero refrattario nella diocesi di Camerino
Massimo Morroni, Un prete réfractaire ad Osimo
Floriano Grimaldi, Giuseppe Antonio Vogel
Riletture - Gian Ludovico Masetti Zannini, Ecclesiastici francesi emigrati nelle Marche durante la Rivoluzione
Ricerche - Elena Franca, Potere e distretti in area fermana tra VI e X secolo
Mario Sensi, Una ‘rotonda’ ad instar sancti Sepulcri S. Giusto a San Maroto di Pievebovigliana
Cristiano Marchegiani, Giacomo Castignola per Saporoso Matteucci da Fermo. Intorno ad un perduto cenotafio del Cinquecento romano
Marco Moroni, Le trasformazioni del lavoro nel Novecento
Luigi Girolami, Palazzi, Archivi e Cancellerie del Comune di Monsampolo del Tronto dal XIV secolo all’epoca moderna
Maria Catia Sampaolesi, Nel 150° dell’Unità d’Italia. Un’esperienza didattica sulla battaglia di Castelfidardo
Franco Monteverde, L’Opera omnia di Agostino d’Ippona: Agostino Trapè e gli agostiniani di Tolentino
Germano Vitelli, L’agrumicoltura medio-adriatica: una finestra sullo stato della ricerca
La Costituzione civile del clero, che fu approvata dall’Assemblea costituente francese nel giugno 1790, in sostanza faceva di vescovi e parroci dei salariati dello Stato, non nominati secondo le usuali forme canoniche, ma eletti dal basso e soggetti all’obbligo del giuramento di fedeltà alla costituzione. Essa mirava alla formazione di una chiesa nazionale, staccata dalla Chiesa di Roma, nel rispetto della tradizione gallicana, ma riorganizzata in modo democratico, secondo le esigenze della rivoluzione che aveva messo nelle mani del popolo ogni potere. Il provvedimento, momento fondamentale nella storia politica e religiosa della rivoluzione quale segno della rottura intervenuta tra la rivoluzione stessa e la tradizione cattolica che avrebbe causato una profonda frattura in seno all’opinione pubblica, fu solennemente condannato da Pio VI con la bolla Quod aliquantum il 10 marzo 17912.
Ancor prima della esplicita condanna papale, già il decreto del 26 giugno 1790, che concedeva due mesi di tempo ai sacerdoti in carica per prestare giuramento alla costituzione, aveva dato avvio allo scisma. La frattura tra ecclesiastici «refrattari», cioè contrari a giurare, ed ecclesiastici giurati o «costituzionali» coinvolse profondamente le popolazioni e la diffusione geografica dei rifiuti di pronunciare il giuramento coincise con quella delle prime resistenze popolari alla rivoluzione.
Il 18 agosto 1792 l’Assemblea approvava la legge che imponeva al clero “refrattario” di abbandonare la Francia nel giro di 15 giorni. Era l’inizio di un esodo massiccio che avrebbe visto allontanarsi dalla Francia circa il 25% del clero.
Gli ecclesiastici francesi, comprese le religiose, che hanno scelto la via dell’esilio sono stati circa 40.000, appartenenti quasi tutti al basso clero. Più o meno 10.000 sono stati accolti in Inghilterra, 8.160 in Spagna, 6.000 in Svizzera, 1.000 in Baviera, 1.800 a Mu?nster, altri ancora nei rimanenti Stati germanici. Nello Stato pontificio sono stati accolti 700 a Roma e 2.973 nel territorio statale, in particolare a Bologna, Ferrara e Viterbo.

