Codice: 9788879695496
Felice da Fabriano
Il cuoco delle Marche 1864
Seconda ristampa
Caratteristiche del volume:
Ft. 150x210 mm, 2026, 88 pp.
€ 12,00
Il primo libro di cucina che dichiara nel titolo la sua connotazione regionale, è Il cuoco delle Marche, pubblicato a Loreto nel 1864. Si compone di 68 pagine, di piccolo formato, in cui sono proposte ben 167 ricette, suddivise secondo le diverse tipologie di preparazione.
È stampato da Pacifico Rossi, erede di una collaudata tipografia fondata a Loreto nel 1761 da Federico Sartori, proseguita dal figlio Michelangelo e portata in dote da Maria Vincenza Sartori a Ilario Rossi, padre di Pacifico, nel contempo anche libraio.
Il cuoco delle Marche esce in forma anonima, ma nel colophon si legge che «L’Autore intende di voler godere de’ privilegi della Legge del 20 novembre 1840 riguardante il diritto di proprietà».
Per risalire all’autore, ripercorriamo le situazioni che hanno portato a predisporre le ricette e a portarle in tipografia.
Luogo di concepimento e di realizzazione del manuale è Loreto, località con una notevole affluenza di pellegrini di ogni ceto sociale. I testi che compongono il libro denotano una grande dimestichezza con la confezione di cibi, come traspare dalla fattibilità delle ricette proposte. Ma, diciamolo subito, l’estensore non è un cuoco, bensì un trascrittore con maggior familiarità con la lingua italiana.
Punto di partenza per identificare l’autore è il libro Annali tipografici di Loreto e Recanati (1801-1950), in cui Floriano Grimaldi assegna Il cuoco delle Marche a «Felice, cappuccino», senza altre specificazioni, rilevandolo da un’annotazione manoscritta sulla copia conservata presso la Biblioteca Benedettucci di Recanati che recita: «Gianuizzi mi disse che Il Cuoco delle Marche è operetta che si fece dettare il tenore Gennari della Cappella di Loreto, da fra Felice Cappuccino, buon cuoco che in Loreto viene chiamato da tutti pei pranzi. E così Gennari la spacciò per cosa sua per guadagnare».
A metà Ottocento, il nome “Felice” è ricorrente tra i fratelli laici cappuccini, assegnato ai novizi affinché tendano a imitare le virtù del frate cercatore san Felice da Cantalíce. Le ricerche d’archivio hanno consentito di rintracciare, tra i portatori di questo nome, il nostro Fra Felice, al secolo Francesco Moriconi, nato a Fabriano nel 1828. A 19 anni veste l’abito e l’anno successivo fa la sua professione nell’ordine dei minori cappuccini. Dopo gli iniziali incarichi come “laichetto”, lo troviamo nel 1853 nel convento di Jesi con il compito di cuciniere, un ruolo impegnativo essendo la comunità composta da ben ventitré unità. È da considerare, comunque, che l’addetto alla cucina è sempre coadiuvato da altri confratelli, a partire dall’ortolano che quotidianamente fornisce le verdure, base dell’alimentazione conventuale. C’è anche il canovaio (o canovaro) che si occupa della dispensa e della cantina, incarico questo che Fra Felice svolge a partire dal 1856, prima in Ancona e poi nel convento di Tolentino.
Trasferito a Loreto come sacrista, qui lo coglie nel 1866 la soppressione degli ordini religiosi. Anche la Santa Casa di Loreto è amministrata da un funzionario nominato dal governo italiano.
Durante la sua lunga permanenza nella città lauretana, Fra Felice entra in contatto con famiglie di benefattori dei cappuccini, e ricambia la generosità prestandosi come cuoco in particolari banchetti, considerato l’apprezzamento che si è meritato in questa arte.

