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Francesco Maria Anzivino - Paolo Groff
Per la Patria
Piccolo lapidario della Grande Guerra

ISBN 88-7969-397-2-1
€ 15,00
Ft. 145x210 mm
2017, pp. 142, copertina in brossura
A distanza di tanti anni le testimonianze di fasti gloriosi e di un cordoglio condiviso hanno via via perduto molto del loro significato o sono state addirittura dimenticate nonostante continuassero a rimanere dinanzi agli occhi di tutti. Quei monumenti e quelle parole spesso altisonanti, incise sulla pietra o sul bronzo, per le nuove generazioni sono ormai immagini e parole “sbiadite”, circondate da un silenzio che nemmeno le cerimonie pubbliche di commemorazione riescono a sciogliere se non per una breve frazione di tempo. è questa la tesi di fondo del volume Per la Patria. Piccolo lapidario della Grande Guerra, frutto del dialogo tra i testi di Francesco Maria Anzivino e le fotografie di Paolo Groff.
Questo progetto “a due mani” nasce nel luglio 2016, quando Francesco Maria Anzivino viene a conoscenza dell’indagine fotografica condotta da Paolo Groff sulle lapidi e i monumenti dedicati ai caduti della Grande Guerra in diversi centri della provincia di Ascoli Piceno. L’idea originaria dei due autori è di seguire un percorso geografico dalla montagna fino al mare per ricostruire, attraverso questi reperti della prima guerra mondiale, la climax di chi era partito e aveva vissuto la sanguinosa avventura della guerra: «La chiamata al fronte mi era parsa una grande pesca a strascico che aveva catturato un’intera generazione – scrive Francesco Maria Anzivino – e l’aveva portata in massa a combattere in un contesto […] quasi del tutto ignoto, soprattutto per quanti avevano visto nella loro vita solo il mare di casa e le colline che digradavano sulla costa».
Il terribile evento del terremoto, che ha sconvolto tutto il Piceno, ha costretto i due autori a rivedere radicalmente il loro progetto, perché quelle foto scattate nei paesi del “cratere” sono diventate la superstite testimonianza «di questi monumenti non sempre belli, figli più di esercitazioni retoriche che di istanze estetiche», la documentazione storica di qualcosa che non è più un “presente”, ma costituisce un “passato” affidato alla memoria di pochi e destinato a perdersi nella drammatica e vasta devastazione che ha cancellato interi paesi. è nato pertanto un racconto, dove le parole e le immagini sembrano rincorrersi e concatenarsi in un unico tessuto narrativo, uscendo da un ambito provinciale per assumere una connotazione più drammatica e più universale sotto il profilo storico e sociologico.
L’obiettivo degli autori è di mostrare e far capire come questi “segni” della prima guerra mondiale abbiano perduto ogni forma di sacralità e non facciano più parte nemmeno dell’arredo urbano, ma siano ridotti a “feticci” appartenenti a un passato ormai sepolto dal tempo e cancellato dalla memoria collettiva, pur continuando a rappresentare una drammatica testimonianza storica.